Ho bisogno di Hemingway
Ho bisogno di Hemingway e di un bicchiere di buon vino – rosso
Ma non di Hemingway lo scrittore, no…
Non Hemingway il poeta, no, no…
Io ho bisogno di Hemingway
Dell’uomo Hemingway
Del padre Hemingway
Di Hemingway nonno, ecco
Di lui!
Lo scrittore, il poeta già li conosco
Ho letto molto Hemingway
Ma non l’ho mai conosciuto, lui, Hemingway.
Vorrei berci assieme
Vorrei offrirgli del vino – rosso
Vorrei offrirgli da fumare
Vorrei offrirgli del cibo…
E vorrei chiedergli che ne pensa
Sì, vorrei chiedergli che ne pensa di noi
Di questo mondo
Vorrei chiedergli che ne pensa delle nostre storie
Delle nostre idee
Dell’uomo moderno, della tecnologia di oggi
Della guerra – di oggi
Di questo mondo – di oggi…
Secondo me, ci sparerebbe.
mercoledì 10 novembre 2010
venerdì 22 ottobre 2010
Un fiore
E penso a te
E penso che vorrei scriverti qualcosa di bello
Due parole, un fiore, due parole
Ma che fossero molto
Molto semplici, dico
Giusto due parole per dirti
Due parole per dirti che ...
E invece di scrivere
Sono qui a pensare a cosa ti piacerebbe
Ho sempre voglia di stupirti
Ma non so mai come
E penso che vorrei riuscire
A costruire qualcosa
Qualcosa di grande
Ma di veramente grande per dirti ...
Ed ecco, io ci provo
Ci provo!
Ma non sono mai stato bravo coi regali
Io mi sforzo, ma non so far niente
E ce l'ho dentro questa voglia
Questo bisogno immenso
Questa grande voglia di dirti che ...
E penso che vorrei scriverti qualcosa di bello
Due parole, un fiore, due parole
Ma che fossero molto
Molto semplici, dico
Giusto due parole per dirti
Due parole per dirti che ...
E invece di scrivere
Sono qui a pensare a cosa ti piacerebbe
Ho sempre voglia di stupirti
Ma non so mai come
E penso che vorrei riuscire
A costruire qualcosa
Qualcosa di grande
Ma di veramente grande per dirti ...
Ed ecco, io ci provo
Ci provo!
Ma non sono mai stato bravo coi regali
Io mi sforzo, ma non so far niente
E ce l'ho dentro questa voglia
Questo bisogno immenso
Questa grande voglia di dirti che ...
venerdì 17 settembre 2010
L'Incubo
Sono ancora a chiederti di poter entrare
Sono ancora a bussare alla tua porta
E' notte fonda, molto fonda
E so che sarà una notte lunga, se non mi aprirai
Era ancora giorno
(più che giorno, era ancora chiaro -come ci hanno sempre insegnato
un sole amaranto spingeva le sue ultime forze attraverso gonfie ed opache nubi di nord)
E una notte improvvisa, crudele è giunta
"S'è fatto sera", pensai, "come faremo ora?!"
(già, come faremo)
Ed è notte fonda
Ed è freddo e buio
E sono corso da te, senza fiatare, senza pensare
Senza avvisarti
Sono corso da te per paura
Di me
E busso alla tua porta "Fammi entrare! Ti prego..."
E sento che tu ci sei
Ma sei ancora distratta
Non eri lì, pronta, ad aprirmi
(ci hai messo un po', è chiaro)
E mi chiedi "perché?"
Ma cado inesorabilmente vinto
A terra
(si cerca il contatto con la terra in questi momenti, proprio come chi muore. Perché la morte è la più grande paura. E' una paura così grande che umanamente solo la terra -nostra Madre- ci può consolare)
E a terra resto immobile
In attesa di un'incantevole avvolgimento
Mi lascio lambire dalle Sue mani
(le Sue esili, impalpabili mani di umido spirito che ti abbracciano, ti avvolgono dappertutto, si fissano in te, nei tuoi vestiti, nella tua pelle, nei capelli, nella carne fin dentro le ossa...e per un po' rimangono)
E quando sento le Sue mani
Lasciare il posto alle tue
Più pesanti
Più umane
Capisco che sta iniziando ad albeggiare.
Sono ancora a bussare alla tua porta
E' notte fonda, molto fonda
E so che sarà una notte lunga, se non mi aprirai
Era ancora giorno
(più che giorno, era ancora chiaro -come ci hanno sempre insegnato
un sole amaranto spingeva le sue ultime forze attraverso gonfie ed opache nubi di nord)
E una notte improvvisa, crudele è giunta
"S'è fatto sera", pensai, "come faremo ora?!"
(già, come faremo)
Ed è notte fonda
Ed è freddo e buio
E sono corso da te, senza fiatare, senza pensare
Senza avvisarti
Sono corso da te per paura
Di me
E busso alla tua porta "Fammi entrare! Ti prego..."
E sento che tu ci sei
Ma sei ancora distratta
Non eri lì, pronta, ad aprirmi
(ci hai messo un po', è chiaro)
E mi chiedi "perché?"
Ma cado inesorabilmente vinto
A terra
(si cerca il contatto con la terra in questi momenti, proprio come chi muore. Perché la morte è la più grande paura. E' una paura così grande che umanamente solo la terra -nostra Madre- ci può consolare)
E a terra resto immobile
In attesa di un'incantevole avvolgimento
Mi lascio lambire dalle Sue mani
(le Sue esili, impalpabili mani di umido spirito che ti abbracciano, ti avvolgono dappertutto, si fissano in te, nei tuoi vestiti, nella tua pelle, nei capelli, nella carne fin dentro le ossa...e per un po' rimangono)
E quando sento le Sue mani
Lasciare il posto alle tue
Più pesanti
Più umane
Capisco che sta iniziando ad albeggiare.
La parabola del Molle
E' lui!
E' ancora lì, seduto nella melma
E sta ancora compiaciuto
Ignaro della sua sterilità
Si muove! Ah!
Si muove sciatto, Molle!
Sei Molle!
(Molle non lo sa, ma ride tutta la città...)
Ridicolo lui, che politicamente schiatta
Gonfio di fatuità, ipocrita
E nonostante tutto avanza
E nonostante tutto stanca
(Molle non lo sa, ma ride tutta la città...)
Ma io ti farò fuori, prima che tu faccia fuori me
Con la tua volubilità mediocre
Ed io farò fuori te, prima che tu faccia fuori me
Con le tue scenate stupide
Io farò fuori te
Io farò fuori te
Io farò fuori te
Io ti farò fuori...
E' ancora lì, seduto nella melma
E sta ancora compiaciuto
Ignaro della sua sterilità
Si muove! Ah!
Si muove sciatto, Molle!
Sei Molle!
(Molle non lo sa, ma ride tutta la città...)
Ridicolo lui, che politicamente schiatta
Gonfio di fatuità, ipocrita
E nonostante tutto avanza
E nonostante tutto stanca
(Molle non lo sa, ma ride tutta la città...)
Ma io ti farò fuori, prima che tu faccia fuori me
Con la tua volubilità mediocre
Ed io farò fuori te, prima che tu faccia fuori me
Con le tue scenate stupide
Io farò fuori te
Io farò fuori te
Io farò fuori te
Io ti farò fuori...
giovedì 16 settembre 2010
Ho iniziato ad odiare il mondo
Ho iniziato ad odiare il mondo esattamente nell'istante in cui i miei sparuti e impalpabili orizzonti venivano sistematicamente eliminati.
Non riuscivo a capire di chi o di cosa fosse colpa. L'unica cosa di cui credevo di avere la certezza era che questa condizione mi avrebbe fatto diventare sempre più forte.
(O sempre più cadavere)
Da "Il Niente", D.B.
Non riuscivo a capire di chi o di cosa fosse colpa. L'unica cosa di cui credevo di avere la certezza era che questa condizione mi avrebbe fatto diventare sempre più forte.
(O sempre più cadavere)
Da "Il Niente", D.B.
domenica 29 agosto 2010
Metamorfosi di una stella
Ballano nell'orizzonte di un'apparenza lieve
Brillano di luce nel manto cupo di loro madre
E non sbagliano mai la rotta
Specchiandosi per un istante sul mare
Ed io che ho perso ormai troppo tempo
Stando seduto al confine del mondo
Nel punto in cui Mare feconda Terra
Con dolce impetuosità perfetta
(E respiro di te
E respito il tuo sospiro
Nell'avvicinare il tuo corpo al mio)
...e fu così che nell'istante in cui ci baciammo, diventammo stella. Un solo corpo, una sola luce a raggiungere le altre sorelle...
E fu il tuo abbraccio a riportarmi in vita
La tua mano a sollevarmi da terra
Il tuo sguardo, così semplice e sincero
Il tuo bacio a farci svanire
Nella notte che diventò giorno
Violentando le anime che danzavano nel mare
E che vedendoti ti incoronarono loro regina
E vedendoti, ti incoronai mia regina.
Brillano di luce nel manto cupo di loro madre
E non sbagliano mai la rotta
Specchiandosi per un istante sul mare
Ed io che ho perso ormai troppo tempo
Stando seduto al confine del mondo
Nel punto in cui Mare feconda Terra
Con dolce impetuosità perfetta
(E respiro di te
E respito il tuo sospiro
Nell'avvicinare il tuo corpo al mio)
...e fu così che nell'istante in cui ci baciammo, diventammo stella. Un solo corpo, una sola luce a raggiungere le altre sorelle...
E fu il tuo abbraccio a riportarmi in vita
La tua mano a sollevarmi da terra
Il tuo sguardo, così semplice e sincero
Il tuo bacio a farci svanire
Nella notte che diventò giorno
Violentando le anime che danzavano nel mare
E che vedendoti ti incoronarono loro regina
E vedendoti, ti incoronai mia regina.
martedì 24 agosto 2010
I pensieri vagavano senza forma
I pensieri vagavano senza forma, in modo confuso, cieco, forse solo poco chiaro. Il tramonto, così caro ad amanti e poeti, aveva già congedato le mura fredde che mi separavano dall'esterno vivo della città. gli ultimi raggi di sole, di un sole stanco e pallido, affaticato dalla trascorsa giornata, venivano sistematicamente sconfitti da una massa indefinita di luci artificiali, elettriche (umane).
Avevo già abbassato la tapparella, non del tutto però, perché mi piaceva percepire lievi aliti d'aria che mi riuscissero a salvare dall'eventualità di soffocare qui, dentro queste mura, e che mi illudessero di non essere ancora più rinchiuso di quanto non lo fossi già, fisicamente.
La stanza era buia, piccola, non poi così mesta. il linoleum sorreggeva bianchi muri intonacati da chissà quanto tempo. C'era un letto singolo, sulla sinistra. A seguire, sempre sulla sinistra, un piccolo lavandino di cui funzionava solamente il rubinetto dell'acqua fredda. Di fronte, una finestra da cui entrava, attraverso il vetro, solamente vecchio e sporco cemento. A destra la scrivania di legno e un armadio. Non era male vivere in questi sei o sette metri quadrati. In questa stanza dormivo, leggevo, studiavo, scrivevo, mangiavo, qualche volta ci ho fatto pure l'amore. [...]
(da "Il Niente", D.B.)
Avevo già abbassato la tapparella, non del tutto però, perché mi piaceva percepire lievi aliti d'aria che mi riuscissero a salvare dall'eventualità di soffocare qui, dentro queste mura, e che mi illudessero di non essere ancora più rinchiuso di quanto non lo fossi già, fisicamente.
La stanza era buia, piccola, non poi così mesta. il linoleum sorreggeva bianchi muri intonacati da chissà quanto tempo. C'era un letto singolo, sulla sinistra. A seguire, sempre sulla sinistra, un piccolo lavandino di cui funzionava solamente il rubinetto dell'acqua fredda. Di fronte, una finestra da cui entrava, attraverso il vetro, solamente vecchio e sporco cemento. A destra la scrivania di legno e un armadio. Non era male vivere in questi sei o sette metri quadrati. In questa stanza dormivo, leggevo, studiavo, scrivevo, mangiavo, qualche volta ci ho fatto pure l'amore. [...]
(da "Il Niente", D.B.)
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